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AGLIANICO DEL TABURNO DOP (ROSSO)

Unica Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Docg) della provincia di Benevento a partire dall’annata 2011 (la Doc venne riconosciuta nel 1986), l’Aglianico del Taburno si colloca al vertice della piramide qualitativa dei vini del Sannio.

Nella vendemmia 2011 sono stati rivendicati circa 3.500 hl di Aglianico del Taburno Dop, riferiti ad oltre 100 ettari, per un totale stimato superiore alle 450.000 bottiglie certificate. Si tratta comunque di un dato per molti versi sottostimato, in quanto con la ristrutturazione delle dop della provincia di Benevento deve ancora essere registrata una quota importante di vigne che prima erano iscritte nella Doc Taburno.

DOP Aglianico del TaburnoZona di produzione

L’area di produzione si sviluppa perlopiù sulle pendici orientali del massiccio montuoso di origine calcarea Taburno-Camposauro. Vi rientrano 13 comuni: l’intero territorio amministrativo dei comuni di Apollosa, Bonea, Campoli del Monte Taburno, Castelpoto, Foglianise, Montesarchio, Paupisi, Torrecuso e Ponte e una parte dei comuni di Benevento, Cautano, Vitulano e Tocco Caudio, tutti naturalmente in provincia di Benevento.

Vi operano con regolarità una quarantina di aziende, perlopiù di piccole dimensioni, con produzioni totali inferiori alle 100.00 bottiglie. Non mancano tuttavia realtà numericamente più rilevanti, soprattutto di tipo cooperativo.

La zona più densamente vitata è quella che si estende nella fascia nord-est, sul versante che guarda a nord-ovest verso la Valle Telesina, tra i comuni di Vitulano, Paupisi, Foglianise e soprattutto Torrecuso (che con i suoi oltre 1.200 ettari di vigna è il primo dell’intera provincia di Benevento per superficie di vigna ospitata nei propri confini). E’ un’area influenzata dalla presenza del fiume Calore, con la maggior parte dei siti esposti ad est, caratterizzati da suoli prevalentemente argillosi e calcarei e da altitudini medie intorno ai 400 metri.

Sensibilmente diverse sono le condizioni pedoclimatiche nel quadrante sud della denominazione, sul versante che guarda verso la Valle Caudina, tra i comuni di Montesarchio e Bonea. E’ una zona più fresca, che ospita una serie di siti ad altitudini superiori ai 500 metri, talvolta a ridosso dei 600, con terreni che si fanno ancora più poveri, maggiormente caratterizzati dalle componenti calcaree.

Base ampelografica

Per quanto riguarda i vitigni a bacca rossa, in tutta l’area è largamente maggioritaria la coltivazione dell’aglianico (specialmente del biotipo detto “amaro”), a cui sono in genere riservate le esposizioni migliori, con raccolte concentrate tra la seconda decade di ottobre e la prima di novembre. Una quota marginale è destinata a piedirosso, sangiovese e montepulciano, mentre tra i vitigni a bacca bianca la varietà dominante è la falanghina, a cui si sono affiancate nell’ultimo decennio superfici crescenti coltivate a fiano, greco e coda di volpe.

Tipologie e specifiche del disciplinare

Il disciplinare prevede per la Dop tre tipologie: Rosato, Rosso e Rosso Riserva (o solo Riserva). Per tutte le tipologie c’è l’obbligo di utilizzare aglianico per almeno l’85%, mentre per la restante parte possono concorrere altri vitigni a bacca nera ammessi nella provincia di Benevento, perlopiù piedirosso, sangiovese, montepulciano. La stragrande maggioranza dei produttori, tuttavia, producono i loro Aglianico del Taburno da aglianico in purezza, con rese medie intorno ai 60 quintali per ettaro a fronte dei 90 previsti dal disciplinare come limite massimo.

Per quanto riguarda i tempi minimi di invecchiamento, la tipologia Rosato può essere commercializzata a partire dal primo marzo successivo alla vendemmia, mentre la tipologia Rosso può essere presentata sul mercato dopo almeno due anni dalla vendemmia. Un anno in più, quindi 36 mesi complessivi, è previsto per la tipologia Riserva, di cui almeno dodici mesi di maturazione in botti di legno (di qualsiasi dimensione) e sei mesi di affinamento in bottiglia.

Il panorama commerciale è per il momento piuttosto eterogeneo: nella stessa fase vengono immessi sul mercato Aglianico del Taburno anche di 3-4 annate diverse, con un’oscillazione significativa dei prezzi di listino, tra bottiglie proposte intorno ai 5 euro (prezzo ho.re.ca, iva esclusa) e selezioni-riserve più ambiziose che superano i 20 euro.

Le annate

E’ molto rara l’opportunità di reperire presso le aziende e gli operatori vecchie bottiglie di Aglianico del Taburno, Rosso o Riserva. Solo nell’ultimo decennio è diventato possibile verificare a distanza di tempo il potenziale dei singoli millesimi e in questo lasso di tempo è emersa con forza la vocazione dell’annata 2001 in termini di qualità media, potenza e prospettive evolutive, ma anche la 2003 ha dato nel Taburno risultati più che sorprendenti rispetto alle premesse. Piuttosto rigida ed austera la 2004, più eterogenee l’umida 2005 e la calda 2006, aperta ed accogliente la 2007, energica e scalpitante la 2008, ancora in divenire per molti versi la 2009 e 2010.