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SANNIO DOP (BIANCO, ROSATO, ROSSO)

Denominazione di Origine Controllata (Doc) riconosciuta nel 1997 e ristrutturata nel 2011, la Dop Sannio accoglie la stragrande maggioranza dei vini a denominazione prodotti in provincia di Benevento.

Nella vendemmia 2011 sono stati rivendicati attraverso le varie tipologie della dop Sannio circa 77.000 ettolitri, riferiti ad oltre 1.000 ettari, per un potenziale di poco superiore ai 10 mlioni di bottiglie.

DOP Sannio con sottozone
Zona di produzione

La Dop Sannio comprende l’intero territorio amministrativo della provincia di Benevento, diviso in 78 comuni.

Vi operano con regolarità un centinaio di aziende, perlopiù di piccole e medie dimensioni, con produzioni totali inferiori alle 100.00-200.000 bottiglie. Da non trascurare il ruolo svolto da cooperative e cantine sociali, che assorbono e trasformano buona parte delle uve coltivate dalle migliaia di soci-viticoltori. Così come non bisogna dimenticare il peso nella filiera di un numero importante di imbottigliatori, provenienti anche da fuori provincia e talvolta da fuori regione, che si approvvigionano in provincia di Benevento per inserire nelle proprie gamme tipologie bianche e rosse previste dalla dop Sannio.

In seguito alla ristrutturazione della denominazione certificata a partire dalla vendemmia 2011, la dop Sannio individua oggi cinque sottozone confinanti tra loro, che corrispondono ad aree precedentemente tutelate da specifiche e distinte Doc:

Sottozona Guardia Sanframondi (Sannio)

Sottozona Guardia Sanframondi o Guardiolo (ex Guardia Sanframondi o Guardiolo Doc)

La sottozona Guardia Sanframondi (o Guardiolo) si colloca nel quadrante ovest-nord-ovest della provincia di Benevento, in un’area che fa da collegamento naturale tra la piana telesina (a sud-ovest) e l’Alto Sannio che si rannoda alle montagne molisane. L’area si sovrappone parzialmente a quella della sottozona Solopaca, sviluppandosi su 4 comuni: Guardia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore, San Lupo e Castelvenere.

Prevalgono qui pendii lievi, collocati tra i 100 e i 300 metri di altitudine, caratterizzati da terreni argillosi misti a suoli di natura alluvionale, con componenti sabbiose e limose.

Sottozona Solopaca (Sannio)

Sottozona Solopaca e Solopaca Classico (ex Solopaca e Solopaca Classico Doc)

La sottozona Solopaca si colloca nel quadrante nord-ovest della provincia di Benevento, principalmente sulle dolci colline della Valle Telesina, fino ai confini con la provincia di Caserta. L’area si sovrappone parzialmente a quella della sottozona Guardia Sanframondi, sviluppandosi su 12 comuni: l’intero territorio di Solopaca, Castelevenere, Guardia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore e parte dei comuni di Cerreto Sannita, Faicchio, Frasso Telesino, Melizzano, San Lorenzello, San Salvatore Telesino, Telese e Vitulano.

La sottozona Solopaca Classico, invece, fa riferimento al solo comune di Solopaca e segue un suo distinto disciplinare produttivo.

Anche in questa sottozona prevale una viticoltura intensiva, agevolata da pendenze morbide e da un clima tendenzialmente più caldo rispetto ad altre sotto-aree, con altitudini stabilmente inferiori ai 200 metri e terreni fertili, di origine alluvionale, con componenti sabbiose e limose che si alternano a giaciture argillose.

Sottozona Sant'Agata dei Goti (Sannio)
Sottozona Sant’Agata dei Goti (ex Sant’Agata dei Goti Doc)

La sottozona Sant’Agata dei Goti si colloca nel quadrante sud-ovest della provincia di Benevento, in un’area di confine tra la Valle Telesina, il versante caudino del Taburno e l’imbocco della Valle di Maddaloni, in provincia di Caserta. E’ la più piccola delle sottozone sannite, interamente sviluppata nel territorio del comune di Sant’Agata dei Goti.

Le altitudini sono simili a quelle che caratterizzano le sottozone Guardia Sanframondi e Solopaca, mentre cambiano giaciture ed esposizioni: aumenta la percentuale di argilla e calcare, i siti si fanno sensibilmente più acclivi, gli orientamenti delle colline sono perlopiù verso ovest.

Sottozona Taburno (Sannio)

Sottozona Taburno (ex Taburno Doc)

La sottozona Taburno si colloca nel quadrante centro-meridionale della provincia di Benevento, sulle pendici orientali del massiccio montuoso di origine calcarea Taburno-Camposauro. E’ la medesima area tutelata dalla Dop-Docg Aglianico del Taburno (denominazione a parte, dedicata esclusivamente all’Aglianico) e vi rientrano 13 comuni: l’intero territorio amministrativo dei comuni di Apollosa, Bonea, Campoli del Monte Taburno, Castelpoto, Foglianise, Montesarchio, Paupisi, Torrecuso e Ponte e una parte dei comuni di Benevento, Cautano, Vitulano e Tocco Caudio, tutti naturalmente in provincia di Benevento.

La zona più densamente vitata è quella che si estende nella fascia nord-est, sul versante che guarda a nord-ovest verso la Valle Telesina, tra i comuni di Vitulano, Paupisi, Foglianise e soprattutto Torrecuso (che con i suoi oltre 1.200 ettari di vigna è il primo dell’intera provincia di Benevento per superficie di vigna ospitata nei propri confini). E’ un’area influenzata dalla presenza del fiume Calore, con la maggior parte dei siti esposti ad est, caratterizzati da suoli prevalentemente argillosi e calcarei e da altitudini medie intorno ai 400 metri.

Sensibilmente diverse sono le condizioni pedoclimatiche nel quadrante sud della denominazione, sul versante che guarda verso la Valle Caudina, tra i comuni di Montesarchio e Bonea. E’ una zona più fresca, che ospita una serie di siti ad altitudini superiori ai 500 metri, talvolta a ridosso dei 600, con terreni che si fanno ancora più poveri, maggiormente caratterizzati dalle componenti calcaree.

Base ampelografica

Per quanto riguarda i vitigni a bacca rossa, in tutta l’area è largamente maggioritaria la coltivazione dell’aglianico, a cui sono in genere riservate le esposizioni migliori, con raccolte concentrate tra la prima e la terza decade di ottobre.

Nell’area di Castelvenere e Solopaca assume interesse la storica presenza di un vitigno localmente detto Barbera (o barbetta), che nulla ha a che fare con la più conosciuta barbera del Piemonte e del nord-ovest, essendo probabilmente una varietà semi-aromatica, con più di un’affinità con la lacrima di Morro d’Alba.

Rispetto all’area del Taburno, trovano più spazio vitigni come piedirosso, sangiovese e montepulciano, spesso utilizzati in blend che per molto tempo rappresentavano (specialmente nel distretto del Solopaca) il tipo di rosso “tradizionale” per i contadini, molto più dell’Aglianico in purezza.

Tra i vitigni a bacca bianca la varietà dominante è la falanghina, spesso proposta in uvaggio (specialmente nell’area di Solopaca) con trebbiano, malvasia di Candia, cerreto e altre varietà minori.

Principale tipologie e specifiche del disciplinare

Il disciplinare prevede per la Dop Sannio ben 14 tipologie, tutte proponibili anche con l’indicazione della sottozona, fatta eccezione per quella del Solopaca Classico, che ha a disposizione solo tre declinazioni: Bianco, Rosso e Rosso Riserva.

L’indicazione del vitigno è possibile se il vino è prodotto con almeno l’85% della varietà menzionata: Aglianico, Piedirosso, Barbera, sono le tipologie rosse più diffuse e significative, ma non sono da trascurare tra le etichette di entrata i Sannio Rosso, che nelle varie sottozone sono espressione di blend con quote rilevanti di sangiovese e montepulciano.

Tra le tipologie bianche le più diffuse sono i Sannio Fiano, Greco, Coda di Volpe, mentre per la Falanghina (la varietà a bacca bianca largamente più diffusa) è prevista una denominazione a parte, la Dop Falanghina del Sannio, appunto (che si sviluppa sulla medesima area e con le medesime modalità, compresa la possibilità di indicare una delle cinque sottozone di provenienza).

Il panorama commerciale è quanto mai variegato: attraverso la dop Sannio (e relative tipologie) vengono proposti i vini più diversi, etichette di pronta beva dal costo estremamente conveniente a selezioni e riserve più impegnative (quasi esclusivamente a base Aglianico), anche nel prezzo.