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CILENTO DOP (BIANCO, ROSATO E ROSSO)

Denominazione di Origine Controllata (Doc) riconosciuta nel 1989, la Dop Cilento fa riferimento alla vasta area che si sviluppa in provincia di Salerno, a sud-est del capoluogo. E’ una zona estremamente composita, in cui dialogano atmosfere mediterranee e altre decisamente più appenniniche, con aree facilmente accessibili e altre indubbiamente più isolate, che confluiscono insieme nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Dop Cilento

Zona di produzione

L’area di produzione del Cilento Dop si estende su circa 60 comuni della provincia di Salerno, disegnando un comprensorio tutt’altro che omogeneo dove il limite nord è fissato dalle colline di Capaccio e Paestum e quello sud dall’insenatura che collega Marina di Camerota a Sapri. Il versante ovest si affaccia sul mar Tirreno, mentre a delimitare il distretto verso l’interno, ad est, ci sono le colline di Castel San Lorenzo (che costituiscono una Dop distinta), la catena montuosa degli Alburni e, più a sud, i rilievi lucani che guardano al Golfo di Policastro e alla piana di Maratea.

Nonostante l’ampiezza dell’area, in tutto il Cilento operano non più di una trentina di aziende imbottigliatrici, perlopiù di piccole e medie dimensioni; la proprietà viticola è in diversi casi molto frammentata, ma non mancano aziende agricole che possono disporre di significative superfici vitate, talvolta decine di ettari.

Data la grandezza del territorio, è praticamente impossibile delineare un profilo “universale” del terroir cilentano. L’area più densamente vitata, quella che per prima ha creduto in un cambio di marcia della produzione salernitana, si delinea nel quadrante nord-ovest della denominazione, tra i territori di Capaccio, Rutino, Castellabate, Prignano. E’ una zona che sente l’influenza del Tirreno e del clima decisamente solare, con le vigne distribuite tra il livello del mare (alcuni siti sono a pochi metri dalle spiagge) e i 200-250 metri di altitudine.

I cambiamenti climatici e la notevole disponibilità di spazi, tuttavia, ha spinto un numero crescente di vecchi e nuovi produttori ad esplorare nuovi distretti, più freschi, con un movimento che si dirige progressivamente verso l’interno e verso sud, con altitudini e pendenze decisamente più pronunciate, specialmente sulle colline del Basso Cilento. Le giaciture argillose e sabbiose che incontriamo a ridosso della Costa lasciano qui spazio ad una maggiore presenza delle componenti calcaree, ma l’estrema variabilità dei suoli è proprio una delle caratteristiche più importanti da considerare mentre si viaggia attraverso i vini del Cilento.

Base ampelografica

La viticoltura cilentana è stata per decenni condizionata dalle politiche agronomiche promosse nel secondo dopoguerra. In quel periodo, infatti, molto più di quanto accaduto nelle altre province fu favorita la diffusione di varietà cosiddetta “nazionali”. Barbera, sangiovese, montepulciano per i rossi, trebbiani e malvasie per i bianchi, l’idea era quella di favorire produzioni estensive a costi contenuti, sul modello di quanto stava accadendo in quegli anni in Abruzzo, Puglia, Sicilia. Lo scenario cambia radicalmente negli anni ’90, quando il distretto cilentano si rilancia puntando fortemente sui vitigni tradizionali, che non erano certo scomparsi dalle campagne. Tra i rossi lo spazio più importante è stato consacrato all’aglianico (anche nella declinazione detta localmente aglianicone, che costituisce vitigno distinto), con quote non per forza marginali destinate a piedirosso, primitivo e a qualche cultivar internazionale di più recente diffusione. Tra i bianchi gli sforzi maggiori sono stati concentrati sul Fiano, in una declinazione decisamente più mediterranea rispetto alle aree interne, ma anche greco e qualche vitigno internazionale, specialmente nel Basso Cilento.

Principale tipologie e specifiche del disciplinare

Il disciplinare prevede per la Dop 5 tipologie, tra le quali le più significative sono senza dubbio la Cilento Fiano e la Cilento Aglianico, con la percentuale minima dei due vitigni fissata all’85 %.

Le annate

Nonostante l’importante lavoro svolto da una serie di pionieri fin dagli anni ’90, è solo in tempi recenti che si sta creando una memoria storica condivisa (e verificata a distanza di qualche stagione) delle annate cilentane. In linea di massima le particolari condizioni pedoclimatiche rendono meno problematiche che altrove vendemmie umide, irregolari e tardive: 2001, 2004, 2005 e, in parte 2008, 2009 e 2010, rappresentano un buon punto di riferimento per il riassaggio dei rossi a base aglianico di questa ampia zona.