LA CAMPANIA > Salerno

PRESENTAZIONE

La provincia di Salerno è la più grande della Campania e una delle più estese d’Italia, con distanze che superano i 200 km tra il limite settentrionale e quello più a sud. Bagnata ad ovest dal Mar Tirreno, confina a nord-ovest con le aree del Vesuvio e della Penisola Sorrentina (in provincia di Napoli), a nord-est con l’Irpinia (piana solofrana-montorese e monti Picentini), ad est e a sud con la Basilicata (provincia di Potenza).

Provincia di Salerno

Provincia di Salerno

I numeri del vino salernitano riferiscono di circa 8.000 ettari vitati (27% della superficie regionale), in funzione di circa 209.000 ettolitri di vino (13% del totale regionale), commercializzati da una cinquantina di aziende imbottigliatrici, operanti su tre denominazioni di origine e due a indicazione geografica per un totale di oltre quaranta tipologie di vini. Dati che si mantengono sostanzialmente stabili da un decennio, con decrementi produttive in alcune zone ampiamente compensate dallo sviluppo di altre aree (Costa d’Amalfi e Cilento su tutte). Nella provincia di Salerno le aziende sono quasi sempre di piccole dimensioni, con fenomeni di parcellizzazione estrema nelle zone più impervie della Costa d’Amalfi e proprietà aziendali più rilevanti in alcuni settori del distretto cilentano.

La base ampelografica tiene insieme il rilevante patrimonio di vitigni autoctoni campani con una serie di varietà cosiddette “nazionali”, la cui diffusione fu favorita e incoraggiata nel secondo dopoguerra (specialmente nella fascia centro-meridionale della provincia), per la loro elevata produttività e adattabilità.

Barbera, sangiovese, montepulciano trovano spazio nel salernitano più che in altre province, ma i vini di pregio delle varie zone sono quasi sempre ottenuti da cultivar ultra-tradizionali come aglianico, piedirosso, tintore, aglianicone, sciascinoso e così via, molto spesso in uvaggio.

Discorso simile per i vitigni a bacca bianca: trebbiani e malvasie sono eredità delle citate politiche agronomiche proposte negli anni ’50, ma è attraverso fiano, biancazita, biancatenera, ginestra, pepella, ripoli, fenile, ginestra, greco e tante altre che si manifestano le ambizioni qualitative dei produttori salernitani.