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Occhio al Vesuvio

Rischio Vesuvio è il titolo di copertina del numero di agosto del mensile Le Scienze, edizione italiana di Scientific American: titolo da non fraintendere, ma neanche da prendere sottogamba, come sintetizza efficacemente l’editoriale del direttore Marco Cattaneo (link). Nel senso che se da un lato, a settant’anni dall’ultima eruzione del 1944, il Vesuvio non dà segni di volersi svegliare, dall’altro è bene ricordare che prima di chiamare quiescente un vulcano il suo riposo dovrebbe durare almeno diecimila anni.

Ecco perciò un nuovo piano di emergenza, approvato nei mesi scorsi, che estende la cosiddetta zona rossa e prevede l’evacuazione in tre giorni di oltre mezzo milione di persone. In ambito scientifico se ne era già parlato, come testimonia anche il numero monografico della rivista trimestrale l’Ambiente Antropico (link): un approfondimento di estremo interesse, realizzato in collaborazione con l’osservatorio vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che raccoglie il parere di eminenti personalità scientifiche intorno a un tema sempre controverso come quello relativo alla previsione delle eruzioni. E ospita un vivace forum sul rischio vulcanico, delineando le nuove frontiere della vulcanologia sulla base di una conoscenza oggi molto più dettagliata delle dinamiche dei meccanismi eruttivi e deposizionali, che dovrebbe perciò auspicabilmente tradursi in una più articolata pianificazione integrata in vista di una più efficace mitigazione del rischio.

zio ninuccio - locandina

Uno stimolante invito a tenere d’occhio il Vesuvio ci arriva in questi mesi non solo dal versante scientifico, ma anche da quello artistico. È infatti una videoartista giapponese, Noriko Sugiura, a dedicare il suo saggio di diploma per il Master of Fine Arts presso il City College di New York a Zio Ninuccio, un anziano viticoltore vesuviano depositario di un sapere in via di estinzione (link). Il suo breve documentario ha un felice taglio lirico ed evocativo, e sta ricevendo un’accoglienza critica molto positiva in diversi festival internazionali, tra cui annoverare anche i Premi della Giuria e del Pubblico al recente concorso di documentari a tema enogastronomico La Grande Abbuffata, ospitato da Cantine Astroni all’interno della rassegna flegrea Malazè (link).

Attraverso il poetico ritratto del novantenne Carmine Ametrano, Zio Ninuccio mette in scena una malinconica elegia dell’artigianato vesuviano d’antan: tanto quello dei viticoltori eroici come l’anziano protagonista, quanto quello dei bottai di Boscotrecase, una volta attori decisivi dell’economia locale e oggi pressoché scomparsi dalla scena.

Se scienza e arte suggeriscono di tenere d’occhio il Vesuvio, al cronista del vino non resta che accodarsi. Alla legittima preoccupazione per i rischi concreti in agguato che scienza e arte rispettivamente denunciano (una possibile nuova eruzione, l’estinzione di un antico mestiere) fa eco infatti la necessità di arginare la decadenza con risposte concrete e propositive. Come quelle che arrivano da una selezione di etichette forse mai così convincenti: da Sorrentino a Cantina del Vesuvio, da Villa Dora a Casa Setaro a Cantine Olivella, la batteria dei vini vesuviani assaggiati nelle degustazioni estive ha offerto indicazioni confortanti e spunti di notevole interesse. E ha contribuito a rafforzare il carattere “vulcanico” della proposta enologica della provincia di Napoli, che grazie anche al comprovato talento dei migliori viticoltori flegrei e ischitani riscatta in queste ultime vendemmie un supplemento di meritata attenzione.

Come è noto, la Campania del vino è prodiga di distretti viticoli di eccellenza come di bottiglie ricche di personalità espressiva e radicamento territoriale. Ad ogni buon conto, per quello che vale: occhio al Vesuvio!

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L'Autore

Giampaolo Gravina

Giampaolo Gravina

Nato ad Amelia nel 1966, vive a Roma da trent’anni. Laureato in Filosofia, collabora con la cattedra di Estetica Fenomenologica all’Università “La Sapienza” di Roma. Autore di saggi e libri, si occupa professionalmente di vino dai primi anni 2000, collabora con le riviste Enogea e Pietre Colorate, è il vice-curatore della guida I Vini d’Italia edita dal gruppo Espresso.
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