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CAMPI FLEGREI DOP (BIANCO, ROSSO E ROSATO)

Denominazione di Origine Controllata (Doc) riconosciuta nel 1994 (con modifiche al disciplinare nel 2011), la Dop Campi Flegrei fa riferimento all’omonima zona che si sviluppa ad ovest della città di Napoli. E’ un’area vulcanica, considerata uno dei punti di accesso delle varietà diffuse in Campania dai coloni greci e fenici, ma soprattutto polo produttivo storicamente vocato all’agricoltura.

Dop Campi Flegrei

Zona di produzione

L’area di produzione dei Campi Flegrei Dop si sviluppa su 7 comuni: l’intero territorio di Procida, Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto, e parte di Marano di Napoli e Napoli. E’ una striscia di terra densamente abitata che taglia in diagonale dalla piana di Terra di Lavoro (a nord-est) fino al promontorio di Bacoli (a sud-ovest), rispetto al quale l’isola di Procida può essere considerata propaggine, e da cui si risale verso attraverso il litorale domizio-tirrenico.

In questa zona opera con regolarità una ventina di aziende, perlopiù di piccole dimensioni, con produzioni totali inferiori alle 100.00 bottiglie, fatta eccezione per alcune realtà numericamente più significative, attive anche in altri distretti della regione.

Come detto, le caratteristiche dell’area sono strettamente connesse alla natura vulcanica dei Campi Flegrei: una struttura calderica all’interno della quale sono stati attivi negli ultimi 40.000 anni più di sessanta centri eruttivi. E’ quindi uno speciale mix tra tufi gialli (detti per l’appunto “napoletani”), ceneri, lapilli e pomici a comporre il substrato geologico sul quale si innestano vigne generalmente posizionate ad altitudini comprese tra i 50 e i 200 metri. Sono rari gli impianti che superano quote oltre i 250 metri, mentre costituiscono motivo di grande interesse produttivo una fascia significativa di piante centenario non innestate, ancora su piede franco, che hanno resistito alla fillossera grazie soprattutto alla vicinanza del mare e alla tessitura fortemente sciolta dei suoli.

Base ampelografica

Per quanto riguarda i vitigni a bacca rossa, in tutta l’area è largamente maggioritaria la coltivazione del piedirosso, anche detto per’ e palummo. A differenza di ciò che accade in altri distretti, nei Campi Flegrei gli vengono riservate quasi sempre le esposizioni migliori e vinificazioni pressoché in purezza, là dove il suo utilizzo nel resto della regione è soprattutto in funzione di blend, di norma con l’aglianico per smussarne la ruvidezza giovanile. Quest’ultimo è qui poco presente, così come sono marginali le quote destinate a sciascinoso, primitivo e qualche varietà pressoché sconosciuta come l’uva marsigliese.

Tra i vitigni a bacca bianca domina di gran lunga la falanghina, a cui fanno sporadicamente compagnia coda di volpe e greco.

Principale tipologie e specifiche del disciplinare

Il disciplinare prevede per la Dop 9 tipologie, tra le quali le più significative sono senza dubbio la Campi Flegrei Falanghina e la Campi Flegrei Piedirosso (o Per’e Palummo), anche in versione Riserva, con la percentuale minima di falanghina e piedirosso fissata al 90%.

Le annate

I Piedirosso dei Campi Flegrei sono storicamente concepiti come rossi di pronta beva, proposti dopo pochi mesi dalla raccolta in una fascia di prezzo intorno ai 5-7 euro (prezzo ho.re.ca., iva esclusa). Non mancano tuttavia selezioni più ambiziose né etichette realizzate con vinificazioni essenziali ma immesse sul mercato dopo almeno un anno dalla vendemmia, che suggeriscono gradualmente anche le sue possibilità di felice evoluzione, almeno nel medio periodo. Può valere la pena quindi di riassaggiare, reperibilità permettendo, dei Piedirosso dei Campi Flegrei delle fortunate vendemmie 2007, 2010 e 2011.