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GALLUCCIO DOP (BIANCO, ROSATO E ROSSO)

Denominazione di Origine Controllata (Doc) riconosciuta nel 1997, è battezzata dall’omonimo borgo di Galluccio, situato nell’area nord della provincia di Caserta alle falde sudorientali del Monte Camino. E’ una zona non particolarmente intensiva dal punto di vista viticolo ma che da sempre fonda la propria economia sull’agricoltura, in particolare per quel che riguarda ortaggi e frutta, con una menzione doverosa per le castagne di Roccamonfina.

Nella vendemmia 2010 sono stati rivendicati quasi 12.000 ettolitri di Galluccio Dop, riferiti a quasi 150 ettari, per un potenziale superiore al milione e mezzo di bottiglie certificate, oltre due terzi dei quali presentati attraverso le tipologie rosse.
Il totale reale di Galluccio imbottigliato si attesta intorno ai 1.500 ettolitri, meno di 200.000 bottiglie di Galluccio Dop.

Dop GalluccioZona di produzione

L’area di produzione del Galluccio si sviluppa a nord-est della denominazione Falerno del Massico, con cui confina (a sud-ovest) e condivide la medesima menzione di ricaduta, la Roccamonfina Igp. I comuni che possono ospitare nei loro territori vigne iscritte a Galluccio Dop sono cinque: Rocca d’Evandro, Mignano Monte Lungo, Tora, Picilli, Conca della Campania e naturalmente Galluccio.

E’ un distretto raccolto e piuttosto omogeneo, che si sviluppa su una direttrice sud-ovest nord-est, delimitato ad ovest e a nord dalle colline e le pianure del basso frusinate, a nord-est dalle prime propaggini dell’Appennino Meridionale, Molisano-Sannita (provincia di Isernia), a sud-est dal vulcano spento di Roccamonfina.

Vi operano con regolarità una decina di aziende, perlopiù di piccole dimensioni, con produzioni totali inferiori alle 100.00 bottiglie, fatta eccezione per un paio di realtà numericamente più significative.

Nonostante la presenza di massicci come il Monte Camino, la Difesa, Monte Cesima, Monte Cavallo e Monte Santa Croce (cima del vulcano spento), la viticoltura si sviluppa soprattutto in una fascia di bassa collina, tra i 100 e i 300 metri, con siti pianeggianti nel quadrante ovest, a ridosso del fiume Garigliano, e rari impianti collocati al di sopra dei 350-400 metri, ubicati perlopiù nella zona più vicina a Roccamonfina.

E’ soprattutto la natura e la composizione dei suoli a rendere la denominazione decisamente uniforme e compatta: sono depositi lavici di diversa consistenza e granulometria che si alternano a strati argilloso-calcarei, argilloso-sabbiosi, di medio impasto.

Base ampelografica

Per quanto riguarda i vitigni a bacca rossa, in tutta l’area è largamente maggioritaria la coltivazione dell’aglianico, spesso in consociazione con il piedirosso, con raccolte concentrate tra la prima e la seconda decade di ottobre. Quote minoritarie sono riservate a primitivo, sciascinoso e montepulciano, mentre tra i vitigni a bacca bianca la varietà più diffusa la falanghina, a cui si sono affiancate in misura crescente Fiano, Greco, Coda di Volpe, tipologie previste dall’Igp di ricaduta Roccamonfina.

Principale tipologie e specifiche del disciplinare

Il disciplinare prevede per la Dop Galluccio quattro tipologie: Bianco, Rosato, Rosso e Rosso Riserva.
La tipologia Bianco prevede l’obbligo di utilizzare Falanghina per almeno il 70%.

Le tipologie Rosso e Rosso Riserva fissano la quota minima di Aglianico al 70%, mentre per la restante parte possono concorrere altri vitigni a bacca nera ammessi nella provincia di Caserta, soprattutto piedirosso, ma anche montepulciano, primitivo e sciascinoso.

Come è accaduto nella contigua area del Falerno del Massico, anche per il Galluccio sono decisamente cresciuti nel tempo i Rosso e i Rosso Riserva prodotti con Aglianico pressoché in purezza, mentre i Piedirosso vengono utilizzati sempre meno nei blend e sempre di più in etichette dedicate da monovitigno.

Le annate

E’ una delle denominazioni dove in assoluto è più complicato misurarsi con degustazioni verticali sufficientemente profonde. Una larga fetta di vini, infatti, viene proposta e consumata anche dopo pochi mesi dalla vendemmia, tradizione della zona, così come di tradizione è il rapporto qualità-prezzo di questi rossi estremamente giovani, con listini che raramente superano gli 8-10 euro (prezzo ho.re.ca., iva esclusa). Il Galluccio “da invecchiamento” è ancora un’idea per molti versi da sviluppare, ma possiamo ugualmente fare riferimento a 2001, 2004 o ai trienni 2006-2008 e 2010-2012 come millesimi favorevoli per i rossi di questa zona.