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Caprettone del Vesuvio - Crediti: Azienda Sorrentino

Caprettone del Vesuvio – Crediti: Azienda Sorrentino

Caprettone (Bacca Bianca)

Storicamente diffuso in provincia di Napoli, specialmente nell’area del Vesuvio, il caprettone è una varietà a bacca bianca che deve probabilmente il suo nome alla particolare forma del grappolo, che può ricordare la barba della capra.

Nonostante le sue origini antiche, è stato riconosciuto solo negli ultimi tempi come vitigno con un suo specifico profilo genetico e produttivo. Per un lungo periodo veniva indicato più che altro come nome locale-sinonimo e semplice biotipo della più conosciuta coda di volpe bianca. Una corrispondenza smentita da una serie di studi ampleografici, corredati da analisi del dna, che hanno definitivamente chiarito la necessità di distinguere le due varietà. Essendo ricerche solo recentemente portate all’attenzione di produttori ed enti di certificazione, per il momento è molto difficile – se non impossibile – stabilire una stima precisa delle superfici destinate a caprettone in Campania. Solo nei prossimi anni sarà possibile avere un quadro almeno in parte attendibile, con un aggiornamento dei registri di vigna e cantina che preveda voci separate per la coda di volpe e il caprettone “vero”, la cui attuale presenza è comunque stimabile in poche decine di ettari. Come detto l’area di massima diffusione del caprettone è quella vesuviana, in provincia di Napoli: la Dop Vesuvio stabilisce che per le tipologie Bianco e Lacryma Christi Bianco è obbligatorio l’utilizzo del caprettone o della coda di volpe per almeno un 35%, mentre alla restante parte del blend possono concorrere falanghina, greco e altre varietà ormai poco presenti come la verdeca. E’ prevista una tipologia specifica anche nella Igp di ricaduta Pompeiano: per il momento si può indicare in etichetta “Coda di Volpe” (quando utilizzata per almeno l’85%), ma diversi vini rivendicati in questo modo sono a tutti gli effetti dei caprettone in purezza. Ferme restando le difficoltà legate alla confusione varietale con la coda di volpe, possiamo senz’altro affermare che il caprettone è un vitigno estremamente vigoroso, con una scarsa fertilità basale che ne consiglia allevamenti con potature lunghe. Il grappolo è abbastanza serrato, con acini di media dimensione, buccia spessa e prevalentemente di forma ellittica. Viene raccolto di solito tra la prima e seconda decade di settembre, a piena maturazione presenta valori di acidità piuttosto contenuti, soprattutto se rapportati alle altre principali varietà a bacca bianca della regione, falanghina, fiano e greco in testa. Sono nelle ultime vendemmie è possibile assaggiare dei vini che sono sicuramente prodotti da caprettone in purezza, pertanto non ha molto senso per ora suggerire un profilo espressivo del vitigno univoco. Possiamo comunque dire che si tratta di una varietà tendenzialmente “neutra”, piuttosto povera di aromi primari, capace tuttavia di restituire con l’invecchiamento il carattere fortemente affumicato e minerale dei suoli vulcanici in cui ha mostrato di adattarsi virtuosamente.