LA CAMPANIA > Zone di produzione

PROVINCIA DI SALERNO – ZONE DI PRODUZIONE

Per quanto riguarda le aree produttive della provincia di Salerno, ci si muove essenzialmente fra tre poli, a loro volta organizzati in sottoaree più omogenee.

Le DOP della provincia di Salerno

Le DOP della provincia di Salerno

Il quadrante nord-ovest si sviluppa lungo quella lingua di terra che chiude verso nord il Golfo di Napoli (la penisola Sorrentina) e apre verso sud il Golfo di Salerno-Policastro-Sapri. Sono i terrazzamenti a picco sul mare che costituiscono l’essenza agricola e viticola della Costa d’Amalfi, ulteriormente articolata attraverso le sottozone Furore, Ravello e Tramonti, vero e proprio scrigno di carattere e biodiversità con decine di vitigni diffusi praticamente solo in zona.

Ad est del capoluogo, nella zona di confine con l’Alta Irpinia, si sviluppa un piccolo distretto per molti versi “vergine” dal punto di vista vitivinicolo fino all’inizio degli anni ’90, rivelatosi nel tempo di grande interesse. E’ l’area dei Colli Picentini, che ha come fulcro le zone collinari dei comuni di San Cipriano Picentino, Montecorvino Rovella, Montecorvino Pugliano e in parte Pontecagnano, con i centri di Battipaglia ed Eboli a fare idealmente da limite sud. E’ un distretto non ancora legato ad una specifica Dop: i vini prodotti qui, infatti, vengono rivendicati nella maggior parte dei casi attraverso l’Igp Colli di Salerno, indicazione geografica che copre tutti i territori collinari della provincia, fungendo da “ricaduta” per tutte e tre le dop (Costa d’Amalfi, Cilento e Castel San Lorenzo) e “coprendo” le aree non ancora disciplinate da una denominazione di origine.

A sud del capoluogo si apre il vasto ed eterogeneo territorio descritto come Cilento, vera e propria sub regione limitata a nord dal fiume Sele e dalla catena dei monti Alburni e ad est dal Vallo di Diano. Si alternano qui fertili pianure, dolci colline e massici montuosi, litoranei sabbiosi e impervie scogliere, il paesaggio della macchia mediterranea e i boschi di alta montagna, con un patrimonio di storia e biodiversità straordinario, in buona parte tutelato dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.   Da un punto di vista viticolo ha senso distinguere innanzitutto un Alto Cilento, che si sviluppa tra la fascia costiera e la Valle dell’Alento, nel triangolo che collega Paestum-Capaccio a Punta Licosa verso sud-ovest (passando per Agropoli e Castellabata) e Vallo della Lucania verso sud-est, che può essere considerata un po’ la “capitale” del Cilento, data la sua posizione baricentrica.

Una zona storicamente vocata alla viticoltura ma piuttosto frastagliata, di cui va considerata parte integrante l’area delimitata ad est dalla dop Castel San Lorenzo, che si snoda lungo il percorso del fiume Calore Lucano (da non confondere con quello irpino-sannita) a ridosso dei monti Alburni.

E’ un distretto per molti versi in fase di costituzione, invece, quello che si intuisce a sud di Vallo della Lucania e fino a Sapri, il Basso Cilento. Trova spazio qui un piccolo ma significativo laboratorio ampelografico, in cui convivono varietà tradizionali pressoché sconosciute con vitigni internazionali non particolarmente diffusi nel sud Italia, spesso con esperimenti all’interno di impianti che si collocano oltre i 700 metri di altitudine.

L’Igp Paestum, infine, si sovrappone in buona parte con la dop Cilento, condividendo come tipologie principali quelle a base fiano e aglianico, le varietà più diffuse anche tra i Colli Picentini.