LA CAMPANIA > Zone di produzione

PROVINCIA DI NAPOLI – ZONE DI PRODUZIONE

Le aree produttive significative per i vini della provincia di Napoli sono essenzialmente quattro.

Le DOP della provincia di Napoli

Le DOP della provincia di Napoli

Le isole tirreniche di Ischia, Procida e Capri accolgono ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo grazie alle loro meraviglie paesaggistiche e ambientali, le spiagge, le terme, i borghi, gli scorci di raro fascino e suggestione. Meno conosciuta dal grande pubblico è la loro vocazione agricola, nonostante una storia documentata nei dettagli che risale fino all’antichità. In particolare Ischia, la maggiore delle tre (e la più popolosa delle isole italiane dopo Sicilia e Sardegna), è considerata una delle porte di ingresso della viticoltura in Campania, grazie alla presenza dei coloni greci fin dall’ottavo secolo avanti Cristo. Restano oggi poche centinaia di ettari di vigna, ma prima della feroce crescita edilizia del secondo dopoguerra nell’isola verde (dal particolare colore della roccia tufacea che caratterizza quello che è un vero e proprio vulcano sottomarino) si producevano grandi quantità di vino, destinato al consumo locale e non solo.

Oggi sono coltivate soprattutto biancolella, forastera e piedirosso, varietà principali tutelate da una specifica Dop Ischia, in buona parte sovrapponibile per base ampelografica e tipologie a quella riconosciuta per Capri, isola più piccola e frastagliata che si colloca al largo della Penisola Sorrentino-Amalfitana. Epomeo è l’igp di ricarduta per la denominazione ischitana.

Le isole di Ischia e Procida si pongono da un punto di vista geologico in piena continuità con l’area di terraferma occupata dai Campi Flegrei, l’area vulcanica situata ad ovest della città di Napoli che rappresenta uno dei terroir di massimo interesse soprattutto per piedirosso e falanghina.

La fascia centrale della provincia è dominata dalla presenza del Vesuvio, complesso vulcanico sulle cui pendici si posizionano i centri più popolosi della regione, ma anche una serie di siti ad alta vocazione agricola. Caprettone, coda di volpe, falanghina, greco ed altre varietà meno diffuse compongono il quadro ampelografico in bianco del Lacryma Christi, la tipologia più conosciuta della Dop Vesuvio, mentre per la versione rossa si utilizzano piedirosso, sciascinoso e ad aglianico principalmente. Tra le varietà storiche di recente riscoperta, non bisogna dimenticare la bianca catalanesca, alla base della piccola Igp Catalanesca del Monte Somma.

Il quadrante sud-ovest si sviluppa lungo quella lingua di terra che chiude a sud il Golfo di Napoli e apre da nord il Golfo di Salerno-Policastro-Sapri. E’ la Penisola Sorrentina, versante nord speculare a quello amalfitano, zona che si articola ulteriormente nelle sottozone Gragnano, Lettere, Sorrento e produce tradizionalmente blend di piedirosso, sciascinoso, aglianico e altre varietà più rare, anche e soprattutto in versione mossa e frizzante. Le varietà bianche sono poco diffuse e per i rari vini fermi secchi viene utilizzata falanghina, biancolella e greco.

L’Igp Pompeiano, infine, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni in provincia di Napoli, esclusi quelli ricadenti nell’isola di Ischia.